Disturbo alimentare e sterilità. Correlazioni

Disturbo alimentare e sterilità. Come sono collegati?

Il disturbo alimentare (anoressia, bulimia o disturbo minore) comporta un blocco del fluire del tempo interiore: la persona vorrebbe restare bambina o tornare indietro per recuperare bisogni perduti; rappresenta una difficoltà a crescere. Il centro della fertilità è vicino al centro della fame; entrambi i centri sono situati nel diencefalo e sono deputati alla sopravvivenza, uno della specie, l’altro dell’individuo. Solitamente, dopo alcuni mesi di disturbo, insorgono problemi circa la fertilità, con amenorrea (mancanza del ciclo mestruale), cicli anovulatori o gravi irregolarità. Questo non avviene soltanto nell’anoressia. Anche nell’ossesione alimentare, con peso nella norma, possono sorgere complicazioni di questo tipo, perché viene meno la spontaneità dell’alimentazione. Se il centro della fame va in tilt, può facilmente trascinare nello squilibrio anche il centro della fertilità. Questi centri sono maggiormente sollecitati durante il periodo dell’adolescenza, nella fase di passaggio verso l’età adulta.

Disturbo alimentare e sterilità. Teorie di correlazione

Il nesso causale fra disturbo alimentare e sterilità è complesso e non ancora accertato. Si possono, comunque, avanzare alcune ipotesi, che possiamo così brevemente riassumere.

Teorie biologiche

Carenza alimentare. Secondo alcune teorie, ciò che collega il disturbo alimentare alla sterilità è la mancanza di sostanze nutritive. Molti affermano che la vitamina B6 e la vitamina C, fra le vitamine, ed il selenio, lo zinco ed il cromo, fra i microelementi, presentano un’azione positiva sulla funzionalità dell’apparato genitale maschile e femminile. Altri sottolineano soprattutto la carenza di proteine, che comporta una possibile riduzione di alcuni ormoni. L’amenorrea si verifica infatti in seguito ad una anomala secrezione di ormoni ipotalamici, che a loro volta determinano una riduzione di ormoni nell’ipofisi (LH, FSH) ed una bassa produzione di estrogeni da parte dell’ovaio. La ridotta secrezione di queste sostanze influenza l’utero e le ovaie, che si riducono di dimensioni, quasi a ritornare ad uno stato prepuberale. Alcuni recenti studi evidenziano il ruolo del tessuto adiposo come intermediario tra la dieta e la regolazione ormonale: sostanze secrete dal tessuto adiposo possono regolare la secrezione di progesterone ed estradiolo da parte delle ovaie. Segnali di carestia. Secondo questa teoria, il corpo reagirebbe alle ristrettezze alimentari come fa durante la carestia. In tutti i periodi di epidemie e di siccità, la fertilità diminuisce sia negli animali che nell’uomo, per la correlazione diretta fra mancanza di cibo e malfunzionamento organico, ma anche per una salvaguardia indiretta, in quanto il cervello ridurrebbe preventivamente tutti gli sforzi, fra cui quello procreativo, in attesa di tempi migliori. Il corpo riduce lo sperpero di energie, legate alla gravidanza, per poter meglio sopravvivere. Nel caso di disturbi alimentari, il cervello, allertato dall’abbassamento di alcune sostanze (glucosio, vitamine, proteine) si preparerebbe alla sopravvivenza minimale, influenzando gli ormoni che si occupano di omeostasi e di riproduzione: ciò determinerebbe una riduzione del metabolismo e della fertilità nell’individuo. Queste prime due ipotesi, di tipo biologico, si adattano maggiormente alle situazioni con comportamento anoressico, meno nella bulimia, dove assistiamo ad una pari diminuzione della fertilità.

Teorie psicodinamiche

Restare bambina. La prima teoria sostiene l’esistenza, nella donna infertile, di una difficoltà a “crescere”; tale difficoltà si manifesta sia nella sfera alimentare, per cui mangiare poco è come fermare il tempo, sia nella sfera sociale, in cui il non crescere corrisponde alla negazione del ruolo di madre. Molti studi sull’anoressia mettono in luce il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta per la donna con disturbo alimentare. Le teorie sociali di tipo femminista rapportano tale difficoltà alle ambigue richieste della società verso le donne, che devono essere mansuete e sottomesse in quanto femmine, ma forti e determinate come maschi. La donna, nell’incertezza di ruoli opposti, si svuota del suo essere femminile e ridiventa bambina, perché nell’infanzia le aspettative altrui meglio si coniugano alla proprie attitudini. Le teorie sistemiche sottolineano il contrasto con la madre, per cui la figlia, attraverso l’anoressia, si vieterebbe di crescere e di diventare madre simile alla propria madre. Le teorie psicodinamiche, come la teoria transazionale, ritiene che il disturbo poggi su decisioni inconsce maturate nell’infanzia e nella giovinezza, come risposta a messaggi genitoriali costrittivi. La donna resta in forte conflitto fra le istanze opposte di dipendenza e autonomia, rappresentate dal corpo e dalla mente, ed inconsciamente vorrebbe fermare il tempo, ritornando nell’infanzia per nutrirsi di tutto ciò che le è mancato. La persona con ossessione alimentare si attacca al passato per soddisfare antichi bisogni scoperti, che si vieta di soddisfare ora, e così facendo alimenta angosce inutili, che la bloccano verso il futuro. Tale blocco riguarda anche la funzione riproduttiva, che rappresenta la spontaneità della natura e la straordinaria tensione creativa verso la vita. Il disturbo alimentare è un rifiuto a restare dentro la successione continua dei ritmi. Il corpo irrigidito su posizioni estreme non può aprirsi e fluire. Il tempo interiore tira indietro anche le funzioni biologiche, che si inceppano.
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Teorie neurofisiologiche

I centri nervosi adiacenti. Questa teoria sostiene la stretta correlazione fra il centro della fame/sazietà, deputato alla sopravvivenza dell’individuo, con il centro della fertilità/infertilità deputato alla sopravvivenza della specie. Entrambi sono situati nell’ipotalamo, complessa struttura nervosa alla base del cervello, che serve a regolare le emozioni, il metabolismo e la produzione ormonale. Il centro della fame-sazietà (zona laterale e ventromediale dell’ipotalamo), risente delle variazioni di sostanze nutritive circolanti nel sangue, ed in base a queste fa sentire fame o sazietà. Il centro della fertilità (regione anteriore preottica) risente di molteplici equilibri fisici, di natura viscerale e psicosomatica, e determina un’attivazione della ipofisi, da cui derivano le variazioni di estrogeni e di progesterone del ciclo ovarico. Questi centri hanno in comune la finalità, che è, appunto, di garantire la sopravvivenza, sia dell’individuo con l’alimentazione, che della specie con la riproduzione. È facile immaginare che le due cose vadano insieme e che la prima sia il presupposto della seconda. La natura, saggiamente, produce aggiustamenti utili dal suo punto di vista, anche se daranno conseguenze spiacevoli, come il calo della fertilità. Ecco allora che una sana alimentazione, varia ed equilibrata, vissuta con spontaneità e naturalezza, può facilitare la predisposizione a cicli produttivi regolari. L’organo psicosomatico. A partire dall’adolescenza, tutto il corpo è impegnato a evolversi per essere in grado di vivere una sessualità adulta. Le maggiori trasformazioni sono regolate dal sistema asse ipotalamo ipofisario, zona investita di molta energia in questa età. È probabile che qualunque problema psichico concomitante vada a scaricarsi proprio su questo settore, scegliendolo come organo psicosomatico, in quanto rappresenta la parte fisica più sensibile al momento. Le interferenze sull’asse ipotalamo ipofisario vanno a colpire le funzioni ad esso correlate: la fertilità e la regolazione di fame/sazietà. Ecco perché i disturbi alimentari sono più frequenti a partire dall’dolescenza. Senza contare che, a sua volta, il disturbo alimentare può aggravare lo squilibrio dell’asse ipotalamo ipofisario attraverso il meccanismo dello stress, che in molti casi modifica la secrezione ormonale. Il disturbo alimentare costituisce di per sé una situazione stressante: l’individuo si priva di un piacere naturale, lo sostituisce con una ossessione impegnativa, mette a rischio l’equilibrio metabolico, maltratta il proprio fisico. Tale disturbo è come una punizione, che impedisce al desiderio di placarsi. Nel disturbo a valenza restrittiva alimentare, il desiderio di cibo viene continuamente negato; nel disturbo a valenza bulimica il cibo viene ingurgitato senza piacere, per essere poi espulso con dolore e colpa. Il disturbo alimentare è, quindi, una situazione stressogena, ed è, inoltre, regolato da un centro vicino al centro della fertilità. La prima funzione corporea a risentirne negativamente è, dunque, la funzione riproduttiva.

Disturbo alimentare e sterilità. Conclusioni

Riassumendo, possiamo affermare che un’ipotesi comprensiva del rapporto fra ossessione del cibo e infertilità vada a ricercarsi nella perdita di quiete.
Ogni organismo necessita di tranquillità perché i suoi orologi biologici girino regolarmente.
Parliamo dei vari ritmi che accompagnano la vita: sonno/veglia, fame/sazietà, periodo fertile/periodo infertile, allerta/riposo. Questi ritmi sono fragili e possono subire le interferenze di emozioni troppo intense o di situazioni conflittuali, quando due istanze interne alla persona entrano in disaccordo. Nel disturbo alimentare esiste sempre una guerra, che parte dalla mente e si manifesta nel corpo, originata dalla ricerca faticosa di mettere insieme bisogni contrastanti che la persona non è stata educata ad accogliere: il bisogno di accudimento ed il bisogno di indipendenza (ovvero il poter essere bambino e il poter crescere a modo proprio). Uno sembra opposto all’altro nella ricerca di reciproca sopraffazione. Il cibo, veicolo di carezze nell’infanzia e segno di affermazione dei propri gusti autonomi, diventa il campo di battaglia. Ma durante la battaglia non si ha la pace necessaria perché l’organismo si dedichi ad un’altra impresa: la gravidanza. A cura di Adriano Legacci, Stefania De Venz

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