L’arrivo di un bimbo: cosa accade nella coppia

a cura di Maria Cristina Valsecchi, responsabile del blog Mammifera Digitale

L’arrivo di un bimbo voluto e cercato porta gioia nella vita dei suoi genitori, è un lieto evento. L’icona della coppia radiosa che sorride al piccolo è un classico dell’immaginario collettivo. Certo, c’è la stanchezza fisica e ci sono le difficoltà organizzative che possono generare qualche contrasto tra mamma e papà nei primi giorni dopo il parto, ma tutto si risolve in breve con un po’ di buona volontà e spirito di adattamento.


Eppure, tanti psicologi descrivono la nascita di un figlio, specie il primo, come un’esperienza critica per l’equilibrio della coppia, che può persino causarne la rottura. È solo una questione di stanchezza, qualcosa che non vale la pena di approfondire? O c’è forse una tendenza diffusa a sottovalutare l’enorme cambiamento, sul piano reale e su quello simbolico, che l’ingresso del terzo introduce in una relazione a due e sottacere i sentimenti ambivalenti che i neogenitori possono provare in un momento così importante della loro vita?

Quali dinamiche si attivano nella coppia alla nascita del primo figlio? Quali sono i meccanismi che possono generare tensione e contrasti? L’ho chiesto ad Adriano Legacci, psicoterapeuta e sessuologo di Padova.

L’arrivo di un bimbo: cosa accade davvero

Il dottor Legacci ha risposto citando la celebre scena del film “The Matrix” in cui Morpheus offre a Neo la scelta simbolica tra due pillole. “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio”.

Mi ha posto di fronte a una scelta: “Vuole la versione rassicurante, facile da comprendere, accettare e condividere? Oppure vuole gettare uno sguardo sulla straordinaria profondità della mente umana? In ogni singolo istante della nostra esistenza dobbiamo fare i conti con la straordinaria potenza delle forze che si agitano nel nostro inconscio”, si è spiegato Legacci, “di fronte alle quali tendiamo a restare ciechi e sordi, colpevolmente felici di esserlo. Non mi sorprenderebbe, dunque, se lei scegliesse di non parlare di inconscio, per non turbare il quieto sonno dei suoi lettori”.

Di fronte a un invito del genere, non potevo che scegliere la pillola rossa… ed ecco come mi ha descritto la tana del Bianconiglio.

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