Sterilità psicogena. Che cos’è e come si riconosce

Che cos’è la sterilità e quando possiamo parlare di sterilità psicogena?

Il problema della sterilità, ovvero della mancata capacità di riprodursi, è una delle principali cause che possono mettere a rischio la serenità di una coppia e dell’individuo stesso.

Per l’essere umano il concepimento non è il frutto di un mero istinto di sopravvivenza, ma il risultato di un progetto familiare basato sulla condivisione di determinati sentimenti.

Il desiderio di un figlio, per l’uomo e la donna, è molto più profondo e complesso, comprende il significato che il singolo dà alla coppia, all’amore e, più in generale, alla vita.

Essendo questo evento cosi importante e carico di significato, è anche sottoposto a numerose pressioni sociali e culturali, si riempie di valori e simbologie che di naturale hanno ben poco, ma che rispecchiano l’evoluzione della società , del costume e della morale.

Sterilità. Quando la natura decide di non fare il suo corso

La coppia che si appresta a diventare famiglia, anche senza rendersene conto, lascia spazio a vecchi modelli per accoglierne di nuovi; essere genitori vuol dire attestare il cambio di un ruolo sociale.
Tutto questo viene visssuto con felicità, gioia, impazienza, trepidazione, e anche un po’ di incertezza e sano timore.

Ma che cosa succede quando un figlio non arriva? Cosa accade quando la natura sembra non voler fare il suo corso? Come viene vissuta, dalla donna e dall’uomo, la costruzione di una famiglia, quando più che un desiderio sembra essersi trasformato in un compito da portare a termine?

Per alcune coppie la ricerca di una gravidanza può risultare più difficoltosa del previsto. Con il passare del tempo, il risultato tento atteso e sognato non arriva, gli insuccessi aumentano, e con essi anche l’ansia, lo stress e le frustrazioni. Questa difficoltà nel procreare implica una perdita in termini individuali e collettivi, e coinvolge sia il piano psicologico che sociale e relazionale.
I dubbi e la paura diventano sempre più presenti nelle nostre giornate e solitamente, dopo vari fallimenti, la coppia decide di rivolgersi ad un medico, che indirizzerà i partner verso indagini mirate.

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Sterilità: definizione eziologica

A questo punto occorre dare una definizione precisa al tema in oggetto. Vista la confusione che c’è sull’argomento, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stabilito una terminologia che si rifà a riferimenti temporali precisi:

      • Sterilità primaria: mancato concepimento per un periodo di due anni nonostante la regolarità dei rapporti sessuali;
      • Sterilità secondaria: colpisce coppie che hanno già concepito e che per un periodo di due anni non riescono ad avere un’altra gravidanza;
      • Infertilità: definisce la situazione di una donna che arriva ad avere una gravidanza ma non riesce a portarla a termine.

In base alle indagini statistiche, già dopo un anno di rapporti infruttuosi la coppia può essere sospettata di sterilità. L’OMS stima attorno al 15-20% la percentuale di coppie con problemi di fertilità. Circa il 35% della sterilità è attribuita a disfunzioni maschili, e un altro 35% è il risultato di fattori femminili; in altri casi, la sterilità deriva da una combinazione di fattori sia maschili sia femminili, o da fattori esogeni e ambientali.

Nel 90% dei casi si scopre una causa di natura organica. Nell’uomo si tratta di difetti nella produzione, emissione o funzionalità degli spermatozoi; nella donna le cause biologiche riguardano alterazioni ormonali, occlusione tubarica o malformazioni uterine.

Nel 10% dei casi la causa resta misteriosa, in quanto non vengono rilevate alterzioni fisiche che possano spiegarla; all’interno di questi casi è da ricercare una causa psicologica.

Quando le indagini mediche e gli esami specifici non mettono in luce nessuna problematica organica, allora si parla di un particolare tipo di sterilità: la sterilità psicogena. Con l’aggettivo “psicogeno” si sottolinea la natura non fisiologica di questa problematica, che è quindi causata da situazioni psichiche. In pratica, si tratta di un’incapacità a concepire determinata da problematiche psicologiche inconsce, un conflitto psicologico che si esprime a livello somatico.

Sterilità psicogena. Come viene vissuta

Gli studi in letteatura riguardanti questo argomento si sono dedicati esclusivamente alle donne. In genere, è proprio la donna la prima che decide di ricorrere al medico, manifestando un notevole disagio per la mancata gravidanza. Sempre più clinici sono concordi nell’affermare che la sterilità psicogena sia in grande aumento, e che nell’ultimo decennio siano molto incrementati i casi di coppie che ne soffrono.

Questa difficoltà sottintende temi di indurimento e di rigidità identitaria che molto spesso riguardano il sesso femminile. Diventare genitori, padri, ma soprattutto madri, è un desiderio vissuto con ambivalenza, un evento voluto ma allo stesso tempo temuto. La donna soffre maggiormente lo stress e la perdita d’identità legata alla sterilità, mentre l’uomo soffre di più per la vergogna , quel senso di fallimento dovuto allo stereotipo dell’impotenza e della perdita della virilità. L’uomo teme di essere giudicato negativamente perché mancante in qualcosa; la donna vive il proprio corpo come un traditore.

Solitamente sono di più le donne che si rivolgono allo psicologo: nei colloqui emergono sentimenti di rabbia, colpa, impotenza, oltre che un profondissimo disagio nei confronti del partner.

La maternità comprende due fatti distinti, se pur dipendenti: essere madre e avere un figlio.
Essere madre, dal punto di vista psicodinamico, significa vivere un periodo in cui vengono riattivati antichi conflitti e vissuti dell’infanzia; se l’identificazione con la propria madre è stata positiva, la transazione alla maternità sarà più semplice, altrimenti potranno subentrare problematiche che, se non vengono risolte, possono portare ad una cattiva gestione della maternità o, in casi estremi, anche all’impossibilità di procreare.

L’uomo vive il disagio in secondo piano, forse perché vissuto in modo meno biologico: anche per lui qualcosa cambia, anche se non ha parole per dichiararlo. Un punto fondamentale alla base della gestione di questo evento, che puo essere paragonato ad un lutto, è cercare di analizzare, contenere, accogliere le emozioni e i sentimenti legati alla tematica del fallimento e dell’inadeguatezza.

 

A cura di Adriano Legacci, Stefania De Venz

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